martedì 18 novembre 2025

8.2 - L'arte di perdersi e ritrovarsi: nel labirinto del Rinascimento

 

Nella lunga storia dell’immaginario occidentale, pochi simboli hanno conosciuto metamorfosi tanto profonde quanto il labirinto. Dalla Creta minoica alla cella penitenziale delle cattedrali gotiche, esso era stato anzitutto figura dell’errore, dell’inganno, della colpa da espiare. Ma il Rinascimento — quell’età inquieta e febbrile che amò la riscoperta dell’antico quanto il gusto della meraviglia — mutò il significato del labirinto, aprendolo a nuove, sorprendenti declinazioni.

In questa lezione tenteremo di attraversare quel cambiamento: un viaggio che comincia nelle sale del Palazzo di Cnosso, passa attraverso i pavimenti scolpiti delle nostre chiese medievali, e sboccia infine nei giardini delle ville venete, nelle stanze enigmatiche dei palazzi signorili, nella letteratura cavalleresca e nelle inquietudini politiche dei grandi storici dell’epoca. Il labirinto diventa luogo di gioco e di seduzione, come nella Venezia dei Barbarigo; teatro di illusioni e desideri nell’Orlando Furioso; spazio di smarrimento morale nella Gerusalemme liberata; metafora potentissima della storia e del potere in Machiavelli e Guicciardini, che più di altri compresero come la politica sia un gomitolo di vie tortuose dove l’apparenza inganna e la verità non ha foro cui appellarsi.

Ma sarà anche un viaggio per immagini: mosaici romani, labirinti gotici, affreschi rinascimentali, mappe incerte del Nuovo Mondo — perché l’età delle scoperte fu, in fondo, un altro modo di misurarsi con un mondo inesplorato, con coste che sembravano disegnate da una mano esitante, con culture percepite come un enigma da decifrare.

E infine, come sempre accade quando il simbolo è vivo, il percorso ci porterà oltre l’antico e oltre il Rinascimento: nel labirinto musicale di Bach, dove le fughe intrecciano voci come corridoi invisibili, e nella sensibilità contemporanea che continua a vedere nel labirinto il volto della nostra stessa condizione — disorientata, multipla, interconnessa.

Non si tratta, dunque, soltanto di raccontare un simbolo, ma di abitare un’esperienza: il piacere di perdersi e l’esigenza di ritrovarsi, la vertigine dell’ignoto, la ricerca ostinata di un centro. Il Rinascimento ci insegna che il labirinto non è soltanto uno spazio fisico o un dispositivo narrativo, ma un modo di guardare al mondo: una forma mentale, un metodo conoscitivo, talvolta persino un destino...

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