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mercoledì 21 febbraio 2018
lunedì 29 gennaio 2018
lunedì 15 gennaio 2018
6 - Varcare il Rubicone: il fatale dado di Cesare
Cesare matura la convinzione che l'architettura istituzionale della repubblica, adeguata ai tempi di una città stato, non sia in grado di amministrare in modo efficiente ed equilibrato un vasto impero mediterraneo, forse avviato a diventare uno stato i cui confini abbraccino l'intero ecumene. Porta avanti allora un piano coerente e sistematico per scardinare questo sistema, saldamente protetto dalla élite senatoria degli ottimati, poggiandosi sull'altro grande attore della storia romana: il popolo. La parte dei conservatori, in questo capitolo, è recitata da personaggi del calibro di Marco Tullio Cicerone, Marco Porco Catone il giovane (poi noto con l'appellativo 'uticense', dal luogo in cui si suicidò) e dai cesaricidi Bruto e Cassio. Tra i conservatori il nome di Gneo Pompeo, in fondo, stona: in effetti, è solo la sua personale contrapposizione a Cesare che lo costringe a militare tra le file degli ottimati, quando invece la natura della sua azione politica appare non dissimile, per finalità e metodi, da quella dello stesso Cesare. Anzi, si può sostenere in modo convincente che il primo romano ad assumere pose caratteristiche di quello che in seguito sarà definito 'imperatore' è proprio Pompeo.
Dopo aver fatto di sé un eroe popolare ed aver sgominato tutti i suoi nemici, Cesare tentò la strada della pacificazione nazionale esercitando la sua proverbiale clementia. Non aveva fatto i conti con quanto profonde fossero le risonanze che il sostantivo 'dittatore' generava nell'animo dei Romani più sensibili e dalla memoria storica più salda. Lascia ai suoi successori una lezione imprescindibile sul valore politico della propria immagine personale. Una lezione che qualcuno è già pronto a raccogliere...
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mercoledì 20 dicembre 2017
5 - Ambiziosi e spregiudicati: sinistri eroi nella crisi della repubblica
I decenni successivi alla conquista dell'Impero (146 a.C.) mostrano quanto profonde siano state le conseguenze di un secolo di guerre che ha portato ad una clamorosa espansione dei confini dello Stato. Roma si trasforma in una metropoli multiculturale, multireligiosa e multilinguistica, che sconvolge e disorienta i tradizionalisti. Inesauribili ricchezze in metalli preziosi, derrate alimentari e schiavi si riversano quotidianamente sulla capitale, determinando repentine fortune ed una radicale trasformazione nei valori e nelle abitudini di vita. Prende avvio uno straordinario piano di opere pubbliche, che darà alla città grandezza monumentale. Ma dietro la superficie, si intravvedono le prime crepe. Il benessere tocca solo alcune categorie sociali ed, anzi, le sperequazioni aumentano: tra la nobilitas e il popolo, tra cittadini romani e italici in possesso della cittadinanza latina, tra ottimati - saldamente alla guida della cosa pubblica - e cavalieri, privi di una rappresentanza politica.
Due tribuni della plebe, i fratelli Gracchi, cercano - insieme ad altri - di far imboccare all'aristocrazia senatoria la strada del compromesso, costringendoli ad accettare di rinunciare ad una parte del proprio benessere per la pace sociale, ma senza successo. Da questo fallimento emergeranno nuove figure, sempre più ambiziose e spregiudicate, pronte ad imprese un tempo impensabili: come guidare le legioni romane contro Roma, o stilare liste di proscrizione con i nomi dei nemici politici su cui pende una taglia. In questo capitolo, si tratta di Mario e Silla. Iniziano con loro i decenni della crisi della repubblica, durante i quali il sangue scorrerà a fiumi e i Romani faranno tragica esperienza delle guerre intestine...
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martedì 5 dicembre 2017
4 - La conquista dell'Oriente: potere, ricchezza e corruzione

Che conseguenze producono potere e ricchezza nella gerarchia dei valori di un popolo e nella solidità delle sue istituzioni politico-amministrative? La letteratura colta e le narrazione del folklore hanno spesso affrontato questo tema riguardo alla vita degli individui, concludendo per lo più che simili cambiamenti corrompono tanto i valori quanto i comportamenti. Lo studio della storia sembra portarci ad analoghe conclusioni. La Spagna del Cinquecento, grazie alla conquista del Nuovo Mondo, vive un cambiamento improvviso e drastico del proprio livello di prosperità, e vede svilupparsi di conseguenza comportamenti parassitari, mentre corruzione e sfruttamento finiscono per dominare l'etica pubblica. Analogamente la repubblica romana, dopo la costituzione dell'impero, subisce la fascinazione di un mondo lontano e diverso, superiore nel cammino evolutivo della civiltà: l'Oriente ellenico. I nuovi valori sovrascrivono quelli passati, rendendo sbiadite tradizioni secolari ritenute immutabili. Ne nascerà un tremendo dibattito tra 'apocalittici', che profetizzano sventure a chi abbandona il vecchio sentiero, ed 'integrati', che esaltano le nuove mode ed i nuovi maestri. Lo scontro fra 'Catoni' e 'Scipioni', cioè fra due visioni del futuro contrapposte, apre la difficile stagione della crisi della repubblica...
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martedì 21 novembre 2017
3 - Il giuramento di Annibale: storia di un odio senza confini
Giunta alle dimensioni di una potenza regionale, la repubblica romana si trova ad affrontare una scelta epocale, dalla quale potrebbero derivare enormi opportunità ma anche terribili rischi. Di là dal mare sorge una civiltà che esercita la propria egemonia sul Mediterraneo occidentale, adagiata sulle coste di un mare dal quale trae la propria prosperità. Poiché Roma fino a questo momento ha esercitato il proprio dominio sulla terraferma, schierando le proprie legioni in una serie di guerre vittoriose contro le genti italiche, lo scontro con Cartagine non è stato necessario. Sembrerebbe profilarsi una coesistenza pacifica tra interessi complementari,ma nel Senato romano, dopo molte titubanze, prevale la linea dell'azzardo: e i cartaginesi sono trascinati in una guerra cui solo uno dei contendenti sopravviverà.
E' dubbio che quei senatori si rendessero conto di quanto imponenti sarebbero stati i sacrifici e quanto concreti i rischi di sconfitta. Decenni di guerre, condotte su uno scenario ormai mediterraneo, consegnano a Roma le chiavi di un impero che nei secoli successivi verrà ulteriormente ampliato. Il 146 a.C. chiude il ciclo delle guerre puniche avviatosi più di cent'anni prima, e spalancherà le porte al lungo secolo della crisi della repubblica ma anche della fioritura dell'arte e della letteratura latine, con autori come Ennio, Plauto e Terenzio, eredi di una cultura ed una tradizione - quelle greche - che troveranno a Roma una seconda patria.
martedì 7 novembre 2017
2 - Combattere per sopravvivere: tra nemici esterni e lotte intestine
| Marco Giunio Bruto, liberatore di Roma e primo console romano. III sec. a.C. Musei Capitolini - Roma |
Quando pensavano al proprio passato più remoto, i Romani ritrovavano il senso della loro identità incarnato in personaggi emblematici dai valori saldi e dai comportamenti inflessibili sino al limite della disumanità: Muzio Scevola, Quinzio Cincinnato, Coriolano, Tito Manlio Torquato, Marco Furio Camillo, e molti altri. Quel passato lontano ricordava loro che cosa significava essere romano e cosa era legittimo aspettarsi da un uomo nelle cui vene scorreva il sangue di antenati così illustri. Ma in mancanza di riscontri oggettivi, sembra più logico ritenere che questi personaggi servissero a costruire una mitologia di Stato e costituissero altrettante proiezioni in una età dell'oro, mitica e perduta, di valori tutti radicati nel presente.
Dopo l'oscura età monarchica, i primi due secoli della repubblica ci appaiono quasi altrettanto nebulosi, con le loro epiche battaglie che probabilmente eroicizzano modesti scontri locali. Il momento di passaggio verso un'età moderna è il 390 a.C.: il sacco di Roma. Questo episodio giustificava agli occhi dei Romani la scarsità di documenti relativi alla loro storia più lontana. Ed è anche un terribile battesimo che rinsalda la comunità romana e la proietta verso un grande destino: quello di una città che resterà inviolata per 800 anni...
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Dopo l'oscura età monarchica, i primi due secoli della repubblica ci appaiono quasi altrettanto nebulosi, con le loro epiche battaglie che probabilmente eroicizzano modesti scontri locali. Il momento di passaggio verso un'età moderna è il 390 a.C.: il sacco di Roma. Questo episodio giustificava agli occhi dei Romani la scarsità di documenti relativi alla loro storia più lontana. Ed è anche un terribile battesimo che rinsalda la comunità romana e la proietta verso un grande destino: quello di una città che resterà inviolata per 800 anni...
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